Storie…

Le storie a cui ci si affeziona maggiormente solitamente sono quelle che sorgono spontanee, quando meno te lo aspetti o forse proprio quando ne hai bisogno; talvolta restano sepolte per secoli nella memoria o forse più semplicemente le porta il vento da chissà quale tempo e luogo…

Questa è la storia di una donna che assomiglia in fondo a tante altre; potrebbe essere già stata letta e magari interpretata in qualche film. In effetti nulla di così nuovo da far pensare a cammini  inesplorati; in realtà è solo una storia ma che per me, più di tante altre, sa di vissuto…
Come esprimerla al meglio cogliendo, insieme ai personaggi, l’emozione che ha portato con sè? Ci vorrebbe lei, la protagonista… se fosse ancora qui…

Aveva un dono che non sapeva di avere perchè, semplicemente, era connaturato in lei:  amava scrivere.  
Amava le storie che sgorgavano dentro di lei come zampilli d’acqua. Amava le sensazioni che provava mentre le viveva nel suo mondo interiore. Amava osservare le sue le dita che, tasto dopo tasto, come un rituale magico imprimevano sul foglio bianco parole, pensieri e immagini che desiderava solo condividere…
Non era interessata alla fama o al successo, non le importava riscuotere consensi. Amava pensare che quelle storie, una volta condivise, avrebbero acquisito vita propria attraverso le emozioni di chi leggeva. Amava l’idea di dar vita e spirito a quelle storie perchè sentiva che era il modo migliore per onorarle.

Era sposata ed era il marito colui che raccoglieva i frutti materiali e mondani di questa sua passione.
L’aveva convinta che fosse la cosa migliore: far pubblicare a suo nome i racconti e gli articoli per proteggerla, diceva, da un mondo spietato che non avrebbe esitato a censurare i suoi scritti se avesse saputo che a scriverli era una donna. Anche lui scrittore ma al contrario di lei ermetico e molto poco comunicativo. I suoi scritti trasudavano un sapere quasi da iniziato, con la stessa presunzione e fastidio di chi è convinto di essere al di sopra, un grande in mezzo a rozzi ignoranti… ovviamente  gli stessi rozzi ignoranti che lo incensavano per ciò che in realtà non scriveva e dei quali amava circondarsi al pari di una primadonna piena di corteggiatori. In effetti la loro casa era molto frequentata da scrittori e intellettuali dell’epoca e quando accadeva  egli non perdeva occasione per trasformare il proprio salotto in un palcoscenico per la sua vanità.

Un giorno ricevettero la lettera di un altro scrittore, uno straniero che aveva avuto modo di leggere i suoi articoli e che aveva sentito il desiderio di conoscerne l’autore.  
Lo scrittore iniziò a frequentare la loro casa ma, da attento osservatore, ben presto si rese conto che l’autore di quegli articoli non poteva essere il marito… 
Intuì che doveva essere la moglie la vera autrice e cercò di ottenere la sua confidenza per averne la certezza, la donna lo incuriosiva e attraeva, così defilata e discreta ma con occhi profondi che sembravano sondare l’anima e vedere al di là di qualsiasi forma…
I due divennero amici e lui si rese conto di aver visto giusto, anche se si accorse che la passione che riusciva a leggere in lei rimaneva soffocata nel profondo. Con tatto e molta pazienza l’aiutò a prendere coscienza di sè stessa e la convinse che era tempo di firmare i propri articoli…  
Lei, che era sempre stata gentile, silenziosa e, come volevano i tempi, sottomessa al marito… Lei che prendeva vita solo dentro le sue storie e che non si sarebbe mai sognata di contraddire il marito e che non pensava nemmeno di doverlo fare… Lei, grazie a quell’uomo venuto da fuori città che non le chiedeva che di vivere fino in fondo la sua vita, senza chiederle nulla in cambio, si  fece coraggio e comprese che lo straniero aveva ragione: era tempo di “presentarsi” al pubblico personalmente senza il filtro del marito. Naturalmente a quest’ultimo la sua decisione non piacque nemmeno un po’.
Sulle prime s’infuriò, la minacciò, poi cercò di convincerla con le lusinghe, metodo che gli era piuttosto congeniale, poi cercò di dissuaderla mettendola di fronte alle difficoltà che avrebbe incontrato senza di lui ma ottenne la reazione opposta: constatare con lucidità di cosa era capace il marito ma ancora di più di cosa non era capace, cioè di amare, la liberò da quell’influenza psicologica costante che col tempo aveva reso prigioniere le sue emozioni di donna; la donna comprese le vere motivazioni del marito e lo lasciò…

L’editore, contro ogni aspettativa, l’accolse favorevolmente e continuò a pubblicare i suoi articoli e lei divenne piuttosto conosciuta nell’ambiente letterario finalmente per sè stessa e le sue qualità…
Lo scrittore fu felice di questo cambiamento e condivise con lei i momenti più importanti del suo nuovo percorso.

Questo è tutto ciò che so, che ho potuto cogliere in pochi istanti intensi e preziosi…
Probabilmente non riuscirò a trasmettere fino in fondo ciò che ho visto e sentito ma mi accontento di averlo potuto raccontare.

Mi piace pensare che la donna e lo scrittore straniero abbiano vissuto insieme da quel momento…
Mi piace pensare che un giorno troverò la biografia completa di questa donna e scrittrice che visse, forse in Germania, a cavallo della metà dell’ottocento, periodo in cui molte donne in svariate parti del mondo erano già impegnate nella lotta per la parità dei diritti e che anche lei, in linea con quel tempo, stava affermando la sua esistenza e il diritto all’espressione di sè stessa e delle sue passioni attraverso la scrittura.  Mi piace pensare che leggerò di lei perchè a quel punto avrò la certezza che ciò che per un breve momento mi ha riempito mente e cuore non è stata solo una visione ma il dono  dell’essenza di una vita realmente vissuta, e potrò dire a ragion veduta “…e il resto è storia…”

book

giovedì, 22 ottobre 2009 on 3:39 | In OnMyOwn | 5 Comments

Aignes ed Eirnin

imgAignes

“…immobile sulle mura del castello, con gli occhi rivolti alla feritoia, Aignes osservava il mare che le appariva come un’infinita distesa di velluto blu stropicciata dal vento; lo stesso mare irlandese sul quale vedeva allonatanarsi la nave romana…
Aignes. Fiera principessa guerriera, con il coraggio di una leonessa che difende i suoi cuccioli, quando si fosse trattato della sua gente. Non temeva alcun nemico. Forte delle sue capacità in battaglia, forte del suo grande cuore e dei suoi poteri ma così fragile dentro…
Suo padre, Re Dalbhach, le aveva insegnato a combattere con ogni tipo di arma; sua nonna Tuathla ad usare la magia ed infine Maedoc, consigliere del padre, il sapere dei druidi.
Poteva difendersi da chiunque eccetto da sé stessa e da un nemico invisibile… l’amore.
La nave era già sulla linea dell’orizzonte quando Aignes si precipitò giù dalla gradinata che costeggiava le mura. Uscì da una piccola breccia nascosta nella vegetazione e corse verso la scogliera.
Lei, che non aveva mai pianto nemmeno da bambina, ora non riusciva a trattenere le lacrime al ricordo delle notti passate tra le braccia del suo amato, un console romano inviato per addestrare il suo esercito contro i re irlandesi che avevano spodestato il padre anni prima e che non erano considerati alleati affidabili da Roma. 
Lui l’aveva inziata all’amore, donandole emozioni che non sapeva nemmeno di poter provare e lei gli aveva donato, oltre a sé stessa, la sapienza dei druidi e l’arte della “magia del fare”, tramandata da generazioni nella sua famiglia.
Era salpato all’alba e con quell’ addio improvviso le aveva strappato il cuore dal petto e se l’era portato via con sé. Non avrebbe mai più rivisto i suoi occhi e il suo volto sarebbe rimasto per sempre solo un ricordo…
Ormai all’orizzonte non v’era più traccia della nave e il dolore si fece ancora più insopportabile. Non aveva mai provato nulla di simile, le sembrava d’impazzire. Provò perfino a ferirsi ad una mano pensando che questo potesse lenire quella sofferenza acuta, straziante. A nulla valsero i suoi tentativi. Fosse stata una donna qualunque forse avrebbe potuto accettarlo;  col tempo avrebbe potuto imparare a vivere con quel dolore ma lei era una principessa e presto sarebbe diventata regina e una regina debole quale causa avrebbe potuto servire? Come avrebbe potuto  guidare e proteggere il suo popolo se non era in grado di dominare quel dolore e dirigere la sua vita?
Sentì di non avere altra scelta e forse di non volerne una diversa. Se lei non ci fosse stata qualcun altro avrebbe preso il suo posto. Qualcuno con il suo stesso sangue e che aveva il cuore e il discernimento per prendersi cura della sua gente.
Si voltò verso il castello perchè sentiva che quel qualcuno la stava guardando.
La sua amata sorella Eirnìn infatti la fissava dalla torre est con lo sguardo spaventato. Non avevano mai avuto bisogno di parlare tra loro, si capivano, si leggevano dentro ed Eirnìn sapeva cosa stava per fare la sorella. Così come sapeva di non poterla fermare.
L’ultimo pensiero di Aignes raggiunse Eirnìn: – non è colpa sua, non lo maledire… prenditi cura cura della nostra gente… ti voglio bene…
Eirnìn lanciò un ultimo grido disperato alla sorella. Aignes la guardò sorridendo per l’ultima volta, si volse ancora verso il mare, chiuse gli occhi e si lanciò nel vuoto. Ad Eirnìn non rimase che correre verso il ciglio di quel dirupo e lasciarsi andare in un pianto disperato. 
Poco tempo dopo ereditò il titolo di regina al posto di Aignes, e mantenne ogni promessa fattale…
Eirnìn fu una buona regina, amata dal suo popolo e rispettata dai nemici ma la morte della sorella la segnò profondamente. Non si sposò mai e non ebbe figli, così  la sapienza dei druidi e della magia morirono con lei, ultima destinataria di quei segreti.
Non ci fu un solo giorno della sua vita in cui Eirnìn non portò un fiore alla scogliera per ricordare Aignes e il suo amore perduto, e dal giorno della sua morte quei fiori crebbero spontaneamente sul ciglio del dirupo…”

(Pubblicato su Selieth il 04-06-06)
______________________________________________________

Oh… ma non rattristatevi, in realtà si tratta di una recita, una tra le milioni di sceneggiature possibili  che vengono messe in scena di continuo. Sì, perchè… pare che “l’immedesimazione” sia la scuola di pensiero scelta dalla compagnia teatrale. Una compagnia piuttosto famosa, che mette in scena i suoi spettacoli da tempo immemore. Se non ho capito male, questa idea dovrebbe basarsi sulla teoria, dicono ormai comprovata,  che vivere in prima persona (o personaggio) un qualche aspetto della vita aiuti ad inglobarlo in sé, molto più velocemente ed incisivamente che non studiandolo sui libri o per osservazione indiretta; credo la chiamino “esperienza”.
Chissà dove sono ora i protagonisti della storia… chissà se Aignes e il console si sono rivisti…
Magari dopo il lungo peregrinare nello spazio e nel tempo (pardon…! dopo aver recitato un buon numero di commedie e scenari differenti) si sono ritrovati.
Già li vedo: lei di Milano e lui sempre di Roma! Ecco sì. E magari si sono ritrovati grazie ad internet. Perchè no? Magari si scambiano sms, mail oppure chattano su msn o su skype! Altro che navi all’orizzonte…
Sì, mi piace pensare che sia così, e mi piace l’idea che un giorno quei due potrebbero ritrovarsi in un pub, a bere Guinnes parlando di massimi sistemi da buoni amici…

martedì, 25 marzo 2008 on 10:10 | In OnMyOwn | 6 Comments

Mah…!

esp-big   "…quando ti poni una domanda è perchè la risposta ti ha già raggiunta. Non è una metafora. Né un aforisma. Funziona esattamente così. In quell’intricata tela di energie che vi circonda e della quale siete per lo più inconsapevoli, scorre la Conoscenza del Tutto che è anche ciò che vi collega gli uni agli altri. 
Cerca di capire bene. La domanda che ad un certo punto ti poni è solo la reazione cosciente a qualcosa che ti ha sfiorata e che ha trovato in te un terreno fertile per depositarsi. In pratica la domanda non è il punto di partenza ma la chiave d’accesso cosciente a quello che potremmo chiamare "seme di conoscenza".  Ecco perchè, spesso, quando ti poni una domanda hai la sensazione, anche vaga, di conoscere già la risposta… 
Sono tante le domande che non ti sei ancora posta e tante altre quelle che non ti porrai per il resto di questa vita. Un po’ perchè i semi di un certo tipo di conoscenza non sono ancora arrivati a te e un po’ perchè alcuni semi, anche se ti arrivassero, non potrebbero attecchire…  
Devi sapere che ogni seme di conoscenza ha un certo tipo di frequenza vibrazionale e lo stesso vale per ogni essere esistente. Puoi a questo punto dedurre che quando ti poni una domanda è perchè, ciò che l’ha suscitata, vibra alla tua stessa frequenza. Questo sottintende che hai già gli strumenti necessari per vedere, sentire e capire ciò che ha da dirti e mostrarti.  Quindi non pensare di non essere in grado di avere le risposte alle domande che ti stai facendo da un po’… devi solo avere pazienza. 
Al contrario, ciò che vibra diversamente da te non lo puoi né vedere né sentire. Così come non puoi sentire gli ultrasuoni o vedere ad occhio nudo gli infrarossi e gli ultravioletti.   
La difficoltà nel renderti consapevole della risposta è in realtà data dal grado di resistenza della tua mente.  La mente è spesso lasciata a sé stessa e all’influenza dell’ambiente in cui è cresciuta; è come un bambino: non  ha i mezzi per valutare correttamente tutto ciò con cui entra in contatto e spesso finisce per ignorarlo o averne paura. A maggior ragione se si tratta di qualcosa che non le è più che familiare. Se ne ha paura tenterà di difendersi come può o come ha imparato a fare. E’ necessario quindi che entri in gioco uno strumento molto più antico e più lungimirante della mente, che tutti possedete ma che usate davvero poco: il cuore. E’ lui che dovrà fungere da genitore e mostrarle, un po’ per volta, che non c’è nulla di cui aver paura; esattamente come fanno i genitori quando aiutano i loro bambini ad affrontare, per esempio, la paura del buio… 
Te lo leggo negli occhi: "come si fa a distinguere il cuore dalla mente?" …ne abbiamo in parte già parlato ma ci torneremo su, in un altro momento…"

Fa parte di quelle cose che di tanto in tanto mi si affacciano nella mente o nel cuore o nonsisabenedove e mi lasciano un po’ così; sono immagini e/o dialoghi…  forse intuizioni, forse frullati di pensieri astratti, forse ispirazioni, forse fantasia pura… non lo so. Quello che so è che quando arrivano lasciano perplessa anche me, quindi se avete domande… ecco, non fatene, perchè non saprei rispondere…

giovedì, 28 febbraio 2008 on 10:15 | In OnMyOwn | 4 Comments
Pagina successiva »

Entries and comments feeds - Valid XHTML and CSS - ^Top^ - Powered by WordPress with jd-sunset theme by John Doe - Design by Tayla