Ai miei a-mici…
E’ una storia di gatti che voglio raccontare… Ero nel mio ufficio, una splendida giornata di maggio di ben 12 anni fa…quando sentii un miagolio fuori della porta: era una bellissima gattina “tartaruga”, di quelle chiazzate di mille colori, poteva avere avuto 7/8 mesi ed era pulita e ben tenuta, seppur molto magra.
Pensai: eccone un’altra, un’altra che viene abbandonata dopo qualche mese dai suoi padroni ignoranti e insensibili….
In pratica, non feci quasi in tempo a chiamarla che lei si era già infilata nel mio ufficio, e mi guardava, miagolando insistentemente, come a dirmi: ehi muoviti! io ho fame!!
Andai nell’angolo-pausa, dove tenevo la macchinetta per il caffè, l’acqua, e tutto il necessario per la colazione e la merenda…(ehh sì, non mi faccio mancare nulla io… ) e dove tra l’altro tenevo le scorte di pappa per i randagi che si aggiravano nel cortile, misi la pappa nella ciotola e la guardai mangiare piuttosto avidamente, povera, chissa da quanto tempo non mangiava….. La lasciai per un po’ e tornai nell’ufficio vero e proprio per rispondere al telefono, ma quando tornai a vedere se aveva finito non la trovai più…la cercai per un po’, ma lei sembrava essersi dileguata…
Sembrava…perchè in realtà la tipetta si era già appollaiata pacificamente sulla mia poltrona!!!!! Questo il nostro incontro, il resto lo lascio immaginare: ero stata adottata!!!
Dopo qualche mese scoprii pure che la furbetta aveva due mamme adottive…eh sì..vista l’esperienza precedente pensò bene di procurarsi due luoghi sicuri dove stare…conobbi per caso l’altra ragazza, che le dava cibo e coccole in quantità industriale, lavorava in un negozio di fronte al cortile dell’ufficio ed era molto simpatica ed affabile e aveva dato un nome alla piccola: Polpetta.
Anch’io le avevo dato un nome: Duchessa.
Fu profetico in effetti, perchè un anno dopo sfornò tre miciotti uno diverso dall’altro, proprio come nel cartone animato…indovinate come furono battezzati i tre piccoli?
Erano tre splendidi micini, una femmina (Minou) un maschio nero (Bizet) e uno rosso (Matisse)…era una gioia vederli giocare tra loro, e il mio ufficio sembrava un rifugio per animali.
Purtroppo Duchessa/Polpetta un giorno cominciò a stare molto male. Lì per lì pensammo ad avvelenamento, i veterinari del pronto soccorso vet, non capirono che cosa aveva e in capo a pochi giorni morì… che tristezza tornare nel mio ufficio e non vederla più, e che tristezza vedere i tre cuccioli cercarla disperatamente per tutta l’officina; anche Silvia, l’altra ragazza che si prendeva cura di Duchessa, era piuttosto giù.
Il pomeriggio in cui la mamma morì, tornando dal pronto soccorso veterinario, trovai i tre piccoli sdraiati uno accanto all’altro, con aria che oserei definire triste; mi guardavano e fu come se mi dicessero: ora ci devi fare tu da mamma! Li presi tutti e tre in braccio e finalmente riuscii a piangere: la mia adorata Duchessa non c’era più ma mi aveva lasciato in eredità i suoi piccoli ed era mio dovere prendermi cura di loro.
Passò una settimana circa e i tre micini erano stranamente mogi, non capivo…possibile che sentissero così tanto la mancanza della mamma? Poi di colpo vidi il rosso alzarsi dalla cuccia come in preda ad una crisi epilettica, si muoveva a scatti e mi ricordava i cuccioli di cane col cimurro che avevo visto al canile….in preda al panico corsi da Silvia a spiegargli cos’era successo al piccolo Matisse e lei ci portò subito dal suo veterinario di fiducia: il verdetto fu tremendo: meningite acuta dovuta a gastroenterite virale!!! Mi disse che la madre era sicuramente morta di gastroenterite virale fulminante e che viste le condizioni e le reazioni dei piccoli, se fosse riuscito a salvarne due su tre sarei stata già fortunata. Mi disse inoltre che avrebbe fatto il possibile, ma di non illudermi troppo.
Ma io non ci volevo nemmeno pensare, avevo fatto una promessa: mi sarei presa cura dei tre piccoli e lo avrei fatto ad ogni costo. Per due mesi ogni giorno li portai da lui per le terapie, poi un giorno si e uno no, e poi alla fine imparai a fare io stessa le iniezioni, per non dover fare avanti e indietro. Minou e Bizet stavano abbastanza bene, sembravano essere fuori pericolo, ma Matisse no, lui era sempre in zona rossa, dovevo tenerlo separato dagli altri due, e anche dai gatti di mia mamma; sì perchè nel frattempo me li portai a casa i tre piccoli, nonostante i miei non fossero per niente d’accordo, rischiavamo l’ecatombe se anche quelli si ammalavano, ma, testarda come un mulo, mi feci in quattro per curare loro e salvaguadare gli altri e ci riuscii!!!! Alla fine, dopo mesi di terapie e coccole ad oltranza, anche Matisse guarì…
Putroppo i due maschi riportarono delle lesioni alla coclea e al cervello e non era possibile riportarli in cortile, non sarebbero sopravvissuti. Non erano in grado di correre, nè di saltare, camminavano in modo incerto e spesso cadendo malamente….quindi decisi che me li sarei tenuti in casa, e che li avrei portati con me nella casa nuova, dove avrei dovuto trasferirmi l’anno successivo.
Cambiai i nomi dei tre piccoli come per ricominciare una nuova vita: Matisse divenne Manolo, come il free-climber, perchè anche lui doveva arrampicarsi per poter salire sui letti o sui divani, Bizet divenne Calimero per il suo pelo nero e lucido e la sua aria un po’ triste da gatto sconsolato ma tanto tenero, e Minou divenne Patty, come Piperita Patty dal momento che era la più vivace dei tre…. Sono ancora con me a distanza di 11 anni… Non so per quanto ancora vivranno, ogni tanto penso che dovrò abituarmi all’idea di perderli uno dietro l’altro…ma preferisco pensare che ogni giorno della loro vita è stato per loro un regalo e che lo è stato anche per me e che qualsiasi cosa succederà, li avrò sempre e comunque con me, in un angolo del cuore.
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