"…attraversando la vita in volo…"
…si vedono le cose da un’altra prospettiva.
Si ha una visione più ampia, talvolta lungimirante. Però si rischia di non vedere le situazioni e le persone nelle loro sfumature.
Così forse è meglio atterrare e camminare tra la natura e la gente. Altrimenti ci si perde il dettaglio di una foglia o di un fiore, il sorriso di un bambino, la difficoltà di un anziano a camminare. Quando si notano cose così poi c’è la possibilità di chiedersi tante cose.
Quello che dall’alto è un puntino colorato da vicino è un fiore con particolarità ben definite. Perchè ha quella forma? Perchè il suo stelo ha una certa altezza? Perchè non ha altri colori?
E guardando le persone… Perchè non sorridono quasi mai? Perchè vanno così di corsa? Cos’ha portato quell’anziano ad incurvarsi tanto su sé stesso? O perchè quel barbone dorme su un cartone alla stazione o sotto un portico? Cosa fa sorridere un bambino? O cosa lo fa piangere?
Domande banali apparentemente, però quando si comincia con queste domande e ci si ferma ad immaginare le ipotesi di risposta si aprono delle porte…
La testa comincia a funzionare e il cuore ha la possibilità di aprirsi…
Ci si accorge… Di cosa? Ma di tutto!
Tutto diventa meno banale, meno scontato, meno quotidiano. Allora anche andare a fare la spesa non è più solo scegliere tra la frutta e la verdura o le offerte e gli sconti. Ci si accorge dei colori, della forma e della sostanza, della gente e soprattutto di fare parte di questo gruppo umano. Anche questo sembra scontato, ma lo è molto meno di quanto si pensa.
Sono molte, davvero molte le persone che non si accorgono di stare a mezz’aria, di svolazzare a metà strada tra la terra e il cielo… lo so, perchè c’ero anch’io nel gruppo e come me ce n’erano davvero tanti… Romantico? Poetico? Purtroppo no, si tratta solo di immaturità…
Stare a mezz’aria è sintomo di poca integrazione con la propria esistenza. E’ quello che si dice: non sta nè in cielo nè in terra… E’ un po’ come se non esistesse…
Non si tratta di dire ci sono e sono vivo, si tratta di sentire di essere vivi, di esserci davvero.
E allora cosa centrano le domande? Le domande sono importanti perchè sono lo strumento necessario all’attenzione e quest’ultima è a sua volta l’unico strumento per accorgersi di sé stessi e del mondo che ci circonda…
C’è una bella differenza tra uno che vive e uno che si accorge di vivere.
Una volta che ci si è accorti di vivere non c’è più niente di scontato e banale. Ogni singola circostanza diventa qualcosa di nuovo, diventa esperienza acquisita, non solo dall’IO umano ma soprattutto dalla sua anima. E solo allora diventa davvero esperienza quindi occasione di crescita.
E’ un po’ come quando ci si mette alla guida e alla fine del tragitto non ci si ricorda più come ci si è arrivati. L’automatismo della guida e del percorso è tale da permetterci di perderci in altri pensieri. Questa distrazione ci ha fatto perdere la memoria del tragitto. Qualcuno potrebbe dire: – beh, l’importante è arrivare no? – No! Se il viaggio è la vera esperienza, e lo è, allora no. L’importante non è arrivare ma vivere il percorso.
La guida o anche il semplice camminare per arrivare da qualche parte è una metafora per l’anima. Perchè anche questa si perde nell’automatismo. Se percorre sempre lo stesso percorso senza accorgersi di farlo perde tutto ciò che ha fatto. E’ arrivata, sì, ma dove e, soprattutto, come?
Porsi delle domande, anche quelle apparentemente più stupide è fondamentale alla crescita proprio per via dell’attenzione. I bambini ne fanno in continuazione. Perchè? Perchè le loro sinapsi hanno la necessità di muoversi e ricevere stimoli; perchè nonostante tutto è insita nell’essere umano l’aspirazione ad imparare ed evolversi.
Allora perchè spesso crescendo d’età l’essere umano smette di fare e di farsi domande?
Talvolta perchè da bambino ha sentito, prima ancora della risposta, ciò che la sua domanda provocava. Per esempio: un bambino vede la madre che risponde male al padre e e il padre subisce, così chiede perchè. Prima ancora che gli sia data una risposta, ammesso e non concesso che la risposta arrivi, sentirà, perchè i bambini hanno ancora questa capacità, l’emozione dolorosa nascosta nell’animo dei suoi genitori. Il bambino però non è in grado di capire o discriminare correttamente, così imparerà, più che a livello intellettuale a livello emotivo, o sarebbe più corretto dire a livello energetico, che fare domande provoca dolore alle persone che ama e col tempo smetterà di farne.
Altra ipotesi è appunto il fatto che, pur avendo continuato a fare domande, nessuno gli ha mai risposto o almeno non ha risposto a quelle domande che lui sentiva importanti. E via dicendo…
Il bambino col tempo smette di fare domande, in questo modo però smette anche di crescere e comincia ad accettare passivamente ciò che gli viene detto: si chiama educazione! O almeno è ciò che attualmente su questa Terra viene intesa come tale!
Un altro aspetto importante delle domande è che è necessario ascoltare le risposte.
A volte crediamo di farci domande, in realtà solleviamo solo dei dubbi dentro di noi. Non che i dubbi siano sbagliati, al contrario, solo che porsi solo quelli non serve se non a creare caos dentro di noi e quando anche la vita tenta di risponderci siamo troppo incasinati per ascoltarla.
Oppure le risposte non arrivano perchè siamo troppo "strutturati". Con il contributo della famiglia, della società e della religione, una volta che abbiamo accettato la loro educazione abbiamo creato il nostro mondo interiore usando concetti, convinzioni e percezioni altrui che molto spesso non ci corrispondono e che hanno formato una vera e propria impalcatura psichica. Non è possibile buttarla giù finché non abbiamo basi più solide dentro di noi. Quindi è necessario un lavoro interiore di pulizia e ricostruzione non da poco e spesso la pigrizia mentale ha preso così tanto il sopravvento da farci passare la voglia di "ristrutturare casa"… Quindi niente domande, perchè in fondo sappiamo che certe risposte metterebbero a dura prova la nostra impalcatura… Cosa che non succederebbe se fossimo più centrati in noi stessi, più consapevoli dei nostri desideri, delle nostre capacità percettive e fisiche e anche dei nostri limiti e dell’importanza di questi, ovvero se fossimo più consci della nostra reale struttura.
Le domande hanno il potere di aprire porte e finestre, ci permettono di vedere la struttura/impalcatura che ci siamo costruiti e ci danno la possibilità ricevere nuove risposte, quindi nuovi materiali per ristrutturare o costruire ex-novo…
Cosa più importante, le domande innescano una reazione a catena: da una domanda ne nasceranno altre, all’inizio semplici e poi via via più complesse, e più complesse saranno anche le risposte e ci apriranno altre porte…
Quindi, perchè accontentarsi di un mondo di fantasia, illusorio anche se consolante, o di uno drasticamente razionale, però limitato e rassicurante, quando la realtà ha il dono di superare enormemente entrambi?
giovedì, 27 novembre 2008 on 14:08 | In In volo | 4 Comments4 commenti »
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Non è più tempo di guerrieri, è il tempo della trasformazione dell'uomo... mettete le ali ai vostri cuori e spiccate il volo... il cielo è pronto ad accogliervi...




parole che fanno riflettere, e mi viene da aggiungere che potrei non farmi domande per paura che le risposte mi allontanino da coloro a cui sono legata emotivamente e sentimentalmente…
ueh! ma tu o non scrivi per mesi oppure ti scateni in pochi giorni, una via di mezzo no?!
Commento di Nadir — giovedì, 27 novembre 2008 #
vado secondo l’ispirazione del momento, quando arriva arriva…
))
Commento di Tayla — mercoledì, 3 dicembre 2008 #
Ciao,
a Te ed ai Tuoi pensieri mille auguri di Buon Natale e sereno Anno Nuovo.
banzai43
Commento di banzai43 — mercoledì, 24 dicembre 2008 #
Ciao, come stai?
Auguri
Commento di werner — sabato, 10 gennaio 2009 #