Aignes ed Eirnin

imgAignes

“…immobile sulle mura del castello, con gli occhi rivolti alla feritoia, Aignes osservava il mare che le appariva come un’infinita distesa di velluto blu stropicciata dal vento; lo stesso mare irlandese sul quale vedeva allonatanarsi la nave romana…
Aignes. Fiera principessa guerriera, con il coraggio di una leonessa che difende i suoi cuccioli, quando si fosse trattato della sua gente. Non temeva alcun nemico. Forte delle sue capacità in battaglia, forte del suo grande cuore e dei suoi poteri ma così fragile dentro…
Suo padre, Re Dalbhach, le aveva insegnato a combattere con ogni tipo di arma; sua nonna Tuathla ad usare la magia ed infine Maedoc, consigliere del padre, il sapere dei druidi.
Poteva difendersi da chiunque eccetto da sé stessa e da un nemico invisibile… l’amore.
La nave era già sulla linea dell’orizzonte quando Aignes si precipitò giù dalla gradinata che costeggiava le mura. Uscì da una piccola breccia nascosta nella vegetazione e corse verso la scogliera.
Lei, che non aveva mai pianto nemmeno da bambina, ora non riusciva a trattenere le lacrime al ricordo delle notti passate tra le braccia del suo amato, un console romano inviato per addestrare il suo esercito contro i re irlandesi che avevano spodestato il padre anni prima e che non erano considerati alleati affidabili da Roma. 
Lui l’aveva inziata all’amore, donandole emozioni che non sapeva nemmeno di poter provare e lei gli aveva donato, oltre a sé stessa, la sapienza dei druidi e l’arte della “magia del fare”, tramandata da generazioni nella sua famiglia.
Era salpato all’alba e con quell’ addio improvviso le aveva strappato il cuore dal petto e se l’era portato via con sé. Non avrebbe mai più rivisto i suoi occhi e il suo volto sarebbe rimasto per sempre solo un ricordo…
Ormai all’orizzonte non v’era più traccia della nave e il dolore si fece ancora più insopportabile. Non aveva mai provato nulla di simile, le sembrava d’impazzire. Provò perfino a ferirsi ad una mano pensando che questo potesse lenire quella sofferenza acuta, straziante. A nulla valsero i suoi tentativi. Fosse stata una donna qualunque forse avrebbe potuto accettarlo;  col tempo avrebbe potuto imparare a vivere con quel dolore ma lei era una principessa e presto sarebbe diventata regina e una regina debole quale causa avrebbe potuto servire? Come avrebbe potuto  guidare e proteggere il suo popolo se non era in grado di dominare quel dolore e dirigere la sua vita?
Sentì di non avere altra scelta e forse di non volerne una diversa. Se lei non ci fosse stata qualcun altro avrebbe preso il suo posto. Qualcuno con il suo stesso sangue e che aveva il cuore e il discernimento per prendersi cura della sua gente.
Si voltò verso il castello perchè sentiva che quel qualcuno la stava guardando.
La sua amata sorella Eirnìn infatti la fissava dalla torre est con lo sguardo spaventato. Non avevano mai avuto bisogno di parlare tra loro, si capivano, si leggevano dentro ed Eirnìn sapeva cosa stava per fare la sorella. Così come sapeva di non poterla fermare.
L’ultimo pensiero di Aignes raggiunse Eirnìn: – non è colpa sua, non lo maledire… prenditi cura cura della nostra gente… ti voglio bene…
Eirnìn lanciò un ultimo grido disperato alla sorella. Aignes la guardò sorridendo per l’ultima volta, si volse ancora verso il mare, chiuse gli occhi e si lanciò nel vuoto. Ad Eirnìn non rimase che correre verso il ciglio di quel dirupo e lasciarsi andare in un pianto disperato. 
Poco tempo dopo ereditò il titolo di regina al posto di Aignes, e mantenne ogni promessa fattale…
Eirnìn fu una buona regina, amata dal suo popolo e rispettata dai nemici ma la morte della sorella la segnò profondamente. Non si sposò mai e non ebbe figli, così  la sapienza dei druidi e della magia morirono con lei, ultima destinataria di quei segreti.
Non ci fu un solo giorno della sua vita in cui Eirnìn non portò un fiore alla scogliera per ricordare Aignes e il suo amore perduto, e dal giorno della sua morte quei fiori crebbero spontaneamente sul ciglio del dirupo…”

(Pubblicato su Selieth il 04-06-06)
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Oh… ma non rattristatevi, in realtà si tratta di una recita, una tra le milioni di sceneggiature possibili  che vengono messe in scena di continuo. Sì, perchè… pare che “l’immedesimazione” sia la scuola di pensiero scelta dalla compagnia teatrale. Una compagnia piuttosto famosa, che mette in scena i suoi spettacoli da tempo immemore. Se non ho capito male, questa idea dovrebbe basarsi sulla teoria, dicono ormai comprovata,  che vivere in prima persona (o personaggio) un qualche aspetto della vita aiuti ad inglobarlo in sé, molto più velocemente ed incisivamente che non studiandolo sui libri o per osservazione indiretta; credo la chiamino “esperienza”.
Chissà dove sono ora i protagonisti della storia… chissà se Aignes e il console si sono rivisti…
Magari dopo il lungo peregrinare nello spazio e nel tempo (pardon…! dopo aver recitato un buon numero di commedie e scenari differenti) si sono ritrovati.
Già li vedo: lei di Milano e lui sempre di Roma! Ecco sì. E magari si sono ritrovati grazie ad internet. Perchè no? Magari si scambiano sms, mail oppure chattano su msn o su skype! Altro che navi all’orizzonte…
Sì, mi piace pensare che sia così, e mi piace l’idea che un giorno quei due potrebbero ritrovarsi in un pub, a bere Guinnes parlando di massimi sistemi da buoni amici…

martedì, 25 marzo 2008 on 10:10 | In OnMyOwn | 6 Comments

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  1. Non so perché ma sapevo che avresti pubblicato qualcosa :-)
    E’ sempre un’emozione forte rileggere questo pezzo, lo puoi fare solo tutto di un fiato e rimanere in apnea.
    Si, ci si ritrova e le emozioni sembrano riprendere il sapore di un tempo, ma il tempo cambia e scorre inesorabile nel suo cammino, come l’acqua che consuma i ciotoli che trascina con se riducendoli all’essenziale :-)
    un abbraccio

    Commento di acquachiara — martedì, 25 marzo 2008 #

  2. già, anche a me fa un certo effetto rileggere certi pezzi. questo era l’unico che non avevo ancora riportato dagli altri blog, non so perchè ma aspettavo il momento giusto… ieri sono stata ispirata

    Commento di Tayla — martedì, 25 marzo 2008 #

  3. bello, vorrei saper descrivere anche io i sentimenti e le emozioni in questo modo. Però tutte le volte che ci ho provato, mi sembrava di cadere nel ridicolo e patetico, così mi limito a descrivere quello che i miei occhi percepiscono guardandosi intorno.
    Buonanotte tay :)

    Commento di Nadir — martedì, 25 marzo 2008 #

  4. *si guarda in giro*
    *leggiucchia un po*
    *legge i commenti seriosi*
    *se ne esce con una delle sue*

    scusa ma … casa nuova paghi da bere ? :-)

    uff… mi tocca pure aggiornare l’ elenco dei blog amici :-)

    ciaooooooooo ^^

    p.s. complimenti per il nuovo blog ^^

    Commento di ReyTS — martedì, 25 marzo 2008 #

  5. Nadir
    dovresti dare meno retta alla testa, cosa vuoi che ne sappia lei di emozioni? Lascia che sia il cuore a guidare le tue mani sulla tastiera o su un pezzo di carta e non preoccuparti del giudizio altrui…e magari non preoccuparti nemmeno del tuo va.. ;)

    Rey
    grazie per i complimenti, eh tesoro, qui abbiamo fatto un rave party per festeggiare, ormai abbiamo finito tutto :P

    Commento di Tayla — mercoledì, 26 marzo 2008 #

  6. Ciao Tyla. Hai cambiato indirizzo? OK, ti linkerò sul nuovo.

    Bella la storia e bella anche l’idea di far ritrovare i due innamorati a bere una Guinnes.

    Nel blog, in presentazone, dici:

    “… non guardare con gli occhi ma con l’intelletto, solo così capirai come si vola”.

    Hai ragione, ma sono occhi bellissimi. Come non lasciarsene ammagliare?

    Un abbraccio. bazai 43

    Anche come:
    http://banzai43.splinder.it

    http://banzai43.myblog.it

    Commento di banzai43 — domenica, 30 marzo 2008 #

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