Tibet, metafora dell’umanità intera…

free tibet“…I monaci tibetani, in prima linea per il diritto all’indipendenza del proprio paese, chiedono al resto del mondo alcune cose: attenzione, solidarietà e di combattere per la libertà. Come? Nell’unico modo. Prendendo atto di quanto sta succedendo davvero e della portata di questi eventi.
Un popolo pacifico e pacifista, per religione e cultura, viene tenuto prigioniero da quella che è attualmente, a ragion veduta, la superpotenza mondiale emergente. Non succede per caso. E’ la metafora dell’umanità intera che viene tenuta sotto scacco da chi davvero sta dominando il mondo ed è sotto gli occhi di tutti in questo momento. Riuscite a coglierne la portata?
I  monaci non chiedono di imbracciare le armi ma che ognuno manifesti pacificamente l’intenzione e la decisione di essere davvero libero. Stanno mostrando a tutti voi, nessuno escluso cosa e come fare. Con amore ma determinazione.
Per quanto ai più materialisti, o sedicenti realisti, di voi possa sembrare priva di valore e di fondamenta concrete, la preghiera sincera è un ottimo mezzo. Non è importante a chi vi rivolgete, qualsiasi Dio o immagine funge, alla fine, solo da catalizzatore di un intento che a sua volta  veicola una potente energia benefica.  Metteteci l’intenzione, metteteci un po’ d’amore, di costanza  – non guasterebbe un po’ di fiducia in questo mezzo – e potrete scoprire quanto è potente. Avete anche bisogno di connettervi alla griglia di energia che vi lega gli uni agli altri e per farlo dovete provare ad immaginarla; cercate di pensarvi come conduttori di questa energia, in ogni momento, e lo sarete a tutti gli effetti.
Cercate inoltre di capire che manifestare odio nei confronti della Cina sta solo facendo il gioco di chi vi sta dominando. Quando vi accorgerete che siete davvero tutti UNO e che non è odiando una parte che aiuterete l’altra? Il Dalai Lama ha espresso chiaramente e a più riprese un concetto che dovreste fare vostro: i cinesi sono fratelli e hanno bisogno di tutti voi. Quando pregate non fatelo per la libertà del Tibet contro la Cina ma per il cuore di questa nazione, per il cuore degli U.S.A., dell’Europa, dell’India, della Russia, di qualsiasi continente, affinchè si risveglino.
Non vi rendete nemmeno conto di quanto siete ridicoli quando ve la prendete con la classe politica che non fa altro che rappresentarvi in tutte le vostre piccolezze. Sono solo cellule dello stesso organismo di cui fate parte  e che voi eleggete e usate come capro espiatorio di volta in volta. Smettetela di pensarli diversi da voi, prendetene atto, accettatelo e avrete già fatto un passo avanti. Spronate voi stessi in questo senso e spronerete loro. In questo momento sono allo sbando quanto voi. Anche se fingono molto meglio di voi che non sia così, o forse se la raccontano con più convinzione.
Questo vale per il Tibet quanto per tutti gli altri conflitti in corso. Perfino quelli meno evidenti ma che stanno mietendo un numero spropositato di vittime. Anche dentro le vostre case.
Il vero nemico da affrontare è dentro ognuno di voi e l’unico modo per vincerlo è conoscerlo: si chiama dualità e genera separazione, rabbia, odio e rancore. E’ necessario che comprendiate  come funziona, ovvero come voi funzionate davvero e chi siete e quali potenzialità vi sono in voi, per poter disarmare i vostri sentimenti negativi. Attraverso l’osservazione diretta e priva di giudizio di voi stessi, delle vostre reazioni, dei vostri pensieri, questi sentimenti possono cambiare e voi potete trasformarli in amore togliendo forza al nemico.
Prendete posizione, pacificamente ma con la stessa determinazione insegnata dai monaci tibetani; è importante che lo facciate adesso e che andiate fino in fondo. Perchè la guerra, quella tanto profetizzata da ogni testo sacro, è già in atto.  Non fatevi prendere dalla paura, non si tratta di una guerra armata globale, anche se nella peggiore delle ipotesi potrebbe diventarlo. In realtà è quella che viene chiamata più comunemente “lotta tra il bene il male” è la sintesi del Tao. Siete qui ora perchè lo avete deciso, proprio per partecipare attivamente con i vostri mezzi, e avete già quello che vi occorre per affrontarla, se lo volete. Dovete solo ribadire la vostra decisione di farlo ma anche in questo ancora una volta, siete liberi di scegliere…” A.

giovedì, 27 marzo 2008 on 2:14 | In Generale | 13 Comments

Aignes ed Eirnin

imgAignes

“…immobile sulle mura del castello, con gli occhi rivolti alla feritoia, Aignes osservava il mare che le appariva come un’infinita distesa di velluto blu stropicciata dal vento; lo stesso mare irlandese sul quale vedeva allonatanarsi la nave romana…
Aignes. Fiera principessa guerriera, con il coraggio di una leonessa che difende i suoi cuccioli, quando si fosse trattato della sua gente. Non temeva alcun nemico. Forte delle sue capacità in battaglia, forte del suo grande cuore e dei suoi poteri ma così fragile dentro…
Suo padre, Re Dalbhach, le aveva insegnato a combattere con ogni tipo di arma; sua nonna Tuathla ad usare la magia ed infine Maedoc, consigliere del padre, il sapere dei druidi.
Poteva difendersi da chiunque eccetto da sé stessa e da un nemico invisibile… l’amore.
La nave era già sulla linea dell’orizzonte quando Aignes si precipitò giù dalla gradinata che costeggiava le mura. Uscì da una piccola breccia nascosta nella vegetazione e corse verso la scogliera.
Lei, che non aveva mai pianto nemmeno da bambina, ora non riusciva a trattenere le lacrime al ricordo delle notti passate tra le braccia del suo amato, un console romano inviato per addestrare il suo esercito contro i re irlandesi che avevano spodestato il padre anni prima e che non erano considerati alleati affidabili da Roma. 
Lui l’aveva inziata all’amore, donandole emozioni che non sapeva nemmeno di poter provare e lei gli aveva donato, oltre a sé stessa, la sapienza dei druidi e l’arte della “magia del fare”, tramandata da generazioni nella sua famiglia.
Era salpato all’alba e con quell’ addio improvviso le aveva strappato il cuore dal petto e se l’era portato via con sé. Non avrebbe mai più rivisto i suoi occhi e il suo volto sarebbe rimasto per sempre solo un ricordo…
Ormai all’orizzonte non v’era più traccia della nave e il dolore si fece ancora più insopportabile. Non aveva mai provato nulla di simile, le sembrava d’impazzire. Provò perfino a ferirsi ad una mano pensando che questo potesse lenire quella sofferenza acuta, straziante. A nulla valsero i suoi tentativi. Fosse stata una donna qualunque forse avrebbe potuto accettarlo;  col tempo avrebbe potuto imparare a vivere con quel dolore ma lei era una principessa e presto sarebbe diventata regina e una regina debole quale causa avrebbe potuto servire? Come avrebbe potuto  guidare e proteggere il suo popolo se non era in grado di dominare quel dolore e dirigere la sua vita?
Sentì di non avere altra scelta e forse di non volerne una diversa. Se lei non ci fosse stata qualcun altro avrebbe preso il suo posto. Qualcuno con il suo stesso sangue e che aveva il cuore e il discernimento per prendersi cura della sua gente.
Si voltò verso il castello perchè sentiva che quel qualcuno la stava guardando.
La sua amata sorella Eirnìn infatti la fissava dalla torre est con lo sguardo spaventato. Non avevano mai avuto bisogno di parlare tra loro, si capivano, si leggevano dentro ed Eirnìn sapeva cosa stava per fare la sorella. Così come sapeva di non poterla fermare.
L’ultimo pensiero di Aignes raggiunse Eirnìn: – non è colpa sua, non lo maledire… prenditi cura cura della nostra gente… ti voglio bene…
Eirnìn lanciò un ultimo grido disperato alla sorella. Aignes la guardò sorridendo per l’ultima volta, si volse ancora verso il mare, chiuse gli occhi e si lanciò nel vuoto. Ad Eirnìn non rimase che correre verso il ciglio di quel dirupo e lasciarsi andare in un pianto disperato. 
Poco tempo dopo ereditò il titolo di regina al posto di Aignes, e mantenne ogni promessa fattale…
Eirnìn fu una buona regina, amata dal suo popolo e rispettata dai nemici ma la morte della sorella la segnò profondamente. Non si sposò mai e non ebbe figli, così  la sapienza dei druidi e della magia morirono con lei, ultima destinataria di quei segreti.
Non ci fu un solo giorno della sua vita in cui Eirnìn non portò un fiore alla scogliera per ricordare Aignes e il suo amore perduto, e dal giorno della sua morte quei fiori crebbero spontaneamente sul ciglio del dirupo…”

(Pubblicato su Selieth il 04-06-06)
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Oh… ma non rattristatevi, in realtà si tratta di una recita, una tra le milioni di sceneggiature possibili  che vengono messe in scena di continuo. Sì, perchè… pare che “l’immedesimazione” sia la scuola di pensiero scelta dalla compagnia teatrale. Una compagnia piuttosto famosa, che mette in scena i suoi spettacoli da tempo immemore. Se non ho capito male, questa idea dovrebbe basarsi sulla teoria, dicono ormai comprovata,  che vivere in prima persona (o personaggio) un qualche aspetto della vita aiuti ad inglobarlo in sé, molto più velocemente ed incisivamente che non studiandolo sui libri o per osservazione indiretta; credo la chiamino “esperienza”.
Chissà dove sono ora i protagonisti della storia… chissà se Aignes e il console si sono rivisti…
Magari dopo il lungo peregrinare nello spazio e nel tempo (pardon…! dopo aver recitato un buon numero di commedie e scenari differenti) si sono ritrovati.
Già li vedo: lei di Milano e lui sempre di Roma! Ecco sì. E magari si sono ritrovati grazie ad internet. Perchè no? Magari si scambiano sms, mail oppure chattano su msn o su skype! Altro che navi all’orizzonte…
Sì, mi piace pensare che sia così, e mi piace l’idea che un giorno quei due potrebbero ritrovarsi in un pub, a bere Guinnes parlando di massimi sistemi da buoni amici…

martedì, 25 marzo 2008 on 10:10 | In OnMyOwn | 6 Comments

S-memorandum

postitdodici 
TayBlog – …deve significare qualcosa ’sto post-it… altrimenti non si spiega perchè mi abbia svegliato appiccicandomelo in fronte ieri notte…  ma cosa? e se non mi venisse in mente al momento giusto? ho paura delle conseguenze…

mercoledì, 12 marzo 2008 on 9:57 | In Charlie's Diary | 26 Comments
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