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Sto partecipando ad una nuova iniziativa.
Per spiegare di che si tratta riporto pari pari dal blog di Blogex
<<Alla fine ce l’abbiamo fatta. Dopo un po’ di rodaggio ecco il ns. blog collettivo:
Se avete letto i post precedenti, sapete che la storia si inventa un po’ per uno in modo indipendente, ma tenendo conto di quanto scritto dagli altri, con una narrazione in prima persona fatta da personaggi interni alla vicenda. Nessun narratore onnisciente a tenere insieme il tutto, nessuna redazione, se qualcuno nota incongruenze lo dice e si rimedia, ma per il resto la storia si scrive un po’ da se’, attraverso una specie di gioco di ruolo che, per noi che lo stiamo scrivendo, sta diventando sempre piu’ appassionante. La speranza e’ che possa diventarlo anche per gli altri. Commenti, suggerimenti e critiche saranno apprezzati.>>
Siamo in cinque per il momento. Per saperne di più seguiteci, noi mica lo sappiamo dove stiamo andando…
venerdì, 18 gennaio 2008 on 16:00 | In FreeStyle | 12 CommentsSincronicità

Approfitto della domanda di Azul che mi chiede: “Chi ha scritto queste parole?” – in un commento al post precedente - per scrivere due cosucce due, a proposito di un argomento che mi interessa particolarmente: la sincronicità.
[...] La donna, che si trovava in un momento terapeutico decisivo, stava raccontando un sogno nel quale ella riceveva in dono uno scarabeo d’oro. Nel frattempo Jung sentì un rumore alle sue spalle, come se qualcosa urtasse contro la finestra: era uno scarabeo che cercava di entrare nella stanza buia. Lo scarabeo, simbolo per eccellenza di rinascita, “entrato” nel momento analitico più idoneo, riuscì ad infrangere la barriera difensiva della donna che, ancorata ad una statica razionalità, non era riuscita, fino a quel momento, ad evolvere. L’esperienza psicologica, in questo caso divenuto famoso, ha assunto pregnanza grazie all’affiorare di parallelismi simbolici che Jung, almeno in un primo tempo, collegava all’inconscio collettivo ed agli archetipi.
Jung ha descritto 3 tipi di sincronicità: nel primo vi è coincidenza tra contenuto psichico ed un evento esterno; nel secondo vi è un sogno o una visione che coincide con un evento distante nello spazio. Nel terzo, una persona ha un sogno o una visione di qualcosa che deve avvenire e che poi, di fatto, si verifica. [...] (Tratto da: Sincronicità ed E.S.P)
Data questa breve descrizione di sincronicità e dell’origine dei suoi studi nel mondo conteporaneo, ci si potrebbe chiedere che c’entra con il post precedente…
Semplice. Il post è, appunto, il risultato di una serie di circostanze, dialoghi e incontri che potrei a ragione definire sincronici.
Le modalità e il tempismo degli eventi è quasi commovente. Capitati nell’arco di un paio di settimane dall’aver espresso il desiderio di capire profondamente cos’è davvero l’amore, se si può imparare ad amare e perchè, di fatto, pur desiderando farlo spesso non ci riusciamo o abbiamo paura.
Niente di diverso dalle mie solite domande, solo che questa volta non cercavo spiegazioni teoriche o risposte aforistiche bensì l’esperienza diretta, forse molto semplicemente ero pronta per comprenderla.
Così, come viene descritto in Aurora e la sincronicità , ho cominciato a trovare frammenti di risposta ovunque: scritte sui muri di città, in un trafiletto di giornale, in una mezza frase letta in un libro, entrando per caso in un blog e in un sito, nei dialoghi con persone sconosciute incontrate per strada e durante un gioco fatto ad una festa… e il tasso di improbabilità era tale da sorprendermi ogni volta. L’insieme suggeriva un nesso tra le circostanze che mi parso un regalo: una bellissima esperienza che mi ha condotta direttamente alla fonte di un sentimento: un mix di sorpresa, senso di amore e gratitudine per quella che potrebbe definirsi a ragione una vera e propria coccola “cosmica”, e un senso profondo di appartenenza al Tutto…
In realtà nulla di nuovo sotto il sole. Gli eventi sincronici accadono molto spesso. Io ne ho vissuti diversi, forse quest’ultimo è quello che più di altri mi ha permesso di mettere a fuoco la dinamica, ma potrei scommettere che almeno una volta nella vita è capitato a tutti di vivere quell’insieme di incredibili coincidenze che arrivano dritte al cuore. Alcuni riescono a vedere un filo invisibile che le congiunge. Altri non se ne accorgono, o non prestano alcuna attenzione. Altri invece, intuiscono qualcosa ma scacciano la sola idea che possa esserci un nesso perchè, con il nesso, dovrebbero prendere in considerazione anche le implicazioni, che non sono proprio da poco per chi ha costruito la propria esistenza e sicurezza coi mattoncini della razionalità e delle prove provate e certe.
Tra l’altro, nota curiosa, quando si comincia a prestare maggiore attenzione alla sincronicità, senza farsi prendere dall’eccesso di zelo, ovvero attribuendo a qualsiasi situazione una trama e una regia , gli eventi sincronici capitano con una frequenza maggiore.
Un po’ perchè si inizia a familiarizzare ”mentalmente” con un linguaggio, che il nostro cuore in realtà conosce da sempre, un po’ perchè col tempo diventiamo o meglio, comprendiamo di essere, i veri autori… Se non conoscete già l’argomento e avete voglia di leggere qualcosa in merito potete farlo qui oppure qui …o fate una ricerca in rete o entrate in una libreria, è stato scritto così tanto da poterci fare una biblioteca intera…
ps. chi o cosa è A. e il peso che ha avuto in questo e altri frangenti è un’altra storia e la racconterò un’altra volta… :)
mercoledì, 9 gennaio 2008 on 1:42 | In Charlie's Diary | 17 CommentsSi impara ad amare?
“…le esperienze negative, le perdite, le delusioni e la sofferenza che le accompagna, sono come cocci di vetro intorno al cuore… ad un certo punto pensate di averle superate, così provate ancora ad amare e il cuore si espande nuovamente. E’ allora che vi accorgete che i cocci sono ancora lì, perchè pungono e fanno male. Così il vostro cuore ferito si contrae e smette ancora di amare. Lui non cresce e non crescete nemmeno voi.
Se solo trovaste il coraggio di andare oltre… vi accorgereste che l’amore può dissolvere quei pezzi di vetro e la qualità di quell’amore vi renderebbe finalmente liberi e felici.
E’ che più che del dolore sembra che abbiate paura proprio della libertà. Forse perchè non avete ancora compreso che la felicità è uno strumento che bisogna imparare ad usare e non uno stato d’animo condizionato dalle circostanze… forse perchè l’antico retaggio colpa/espiazione è radicato in voi più di quanto immaginiate e vi tiene prigionieri… forse perchè non riuscite a concepire le infinite possibilità che vi si schiuderebbero davanti e tutto quello spazio vi fa paura… o per mille altri “perchè” che usate come alibi per non crescere mai…”
A.

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