immagini di un altro spazio-tempo

Parte la musica… percussioni, tamburi, suoni tribali…
All’inizio si sente un po’ rigida, quasi infastidita ma prova a lasciarsi andare. Il corpo accenna movimenti un po’ convulsi, scosso da tremiti involontari.
Chiude gli occhi e respirando lentamente permette alla musica di suggerirle i movimenti. Sulle prime sbatte i piedi per terra rabbiosa, ha i pugni e la mascella serrati. Poi la rabbia svanisce, subentra la calma. I muscoli del viso si decontraggono e un sorriso spontaneo illumina il suo volto. Il  battito del cuore è in sintonia con i tamburi, l’energia scorre; si sente più arrendevole, ricettiva, i movimenti si fanno via via più morbidi. E’ un nastro di seta che fluttua leggero. E’ una danza…
Alcuni minuti dopo la testa comincia a girare. Ha la sensazione che la stanza si allarghi e si restringa mentre gli altri del gruppo continuano a mescolarsi tra loro, lasciandosi andare all’impeto della musica come manichini dentro un tornado.
…poi tutto diventa nero… il respiro le brucia dentro i polmoni, cerca un posto dove sedersi senza essere d’intralcio per il resto del gruppo.
Trova uno spazio libero, si siede in  terra e sente qualcosa che la scuote dentro, assomiglia ad un ricordo sepolto nel profondo, qualcosa di indefinito che vuole emergere. Si rannicchia in sè stessa, tenendosi la testa tra le mani e si vede catapultata in un’epoca che non sa distinguere chiaramente, ma che sa di casa… e mentre le immagini si fanno via via più chiare riesce perfino a sentire l’odore della terra umida e avverte il freddo di quel luogo…
 
“…In piedi, appoggiato sulla parte più alta di un muro di pietre grigie, una fortezza che costeggia un intero villaggio, c’è un uomo che indossa un’armatura rozza. E’ una sentinella, un soldato. Scruta l’orizzonte mentre l’imbrunire modifica la profondità di un paesaggio boschivo.
L’atmosfera è greve, nell’animo dell’uomo la consapevolezza di ciò che succederà probabilmente a breve. Forse attende al varco un nuovo nemico pronto ad attaccare o forse è il nemico di sempre da fronteggiare…
Dentro le mura la popolazione vive la sua quotidianità, fatta di focolari e candele accese, di mobilia essenziale, povera; di ricchi banchetti e pasti modesti; di bambini vestiti di tela grezza o lana grossolana, pesante e di bambini che indossano abiti dai tessuti più pregiati; ci sono letti arrangiati, dove le famiglie dormono stipate e letti enormi dove è si può perfino annegare da soli; donne laboriose con le mani callose, la pelle ruvida  e la schiena piegata dal tempo e dalla fatica; donne vistose, eleganti, dai lunghi capelli e il trucco pesante; sulle tavole, boccali in metallo e ciotole grezze; ovunque uomini rudi e vocianti e altri più smilzi e anonimi, soldati e contadini, uomini di scienza persi nei loro corollari. Tutti protetti dalle spesse e alte mura.
L’uomo è sempre al suo posto, di tanto in tanto volge lo sguardo al villaggio e agli altri soldati appostati sulle mura, e intanto lascia scorrere i suoi pensieri, ascolta le sue emozioni. Sente di essere semplicemente ciò che è. Avverte il pericolo e la tristezza ma non li allontana, sa che fanno parte della vita, li accetta; lo rattrista il pensiero di quello che succederà al villaggio quando verrà attaccato. E’ consapevole che molte delle anime che lo abitano potranno non salvarsi e che probabilmente non verranno risparmiati nemmeno i più deboli. Non sarà possibile proteggerli tutti.
La gente del villaggio ormai è rincasata. C’è chi brinda al futuro, nella convinzione di uscire vincente dalla prossima battaglia. Chi sta già dormendo. Chi ancora lavora nella sua piccola bottega. Qualcuno è inquieto. Qualcun altro non si rende conto di nulla, non ha alcuna percezione di ciò che sta per accadere.
L’uomo ha sempre gli occhi tesi verso l’orizzonte e attende il suo destino e quello della sua gente…
Una donna gli si avvicina silenziosa e discreta, portandogli del cibo e dell’acqua, appoggia ciò che ha in mano sul parapetto, guarda l’uomo con tenerezza, gli prende il volto tra le mani e gli sorride…
Il calore di quelle mani, la speranza e la fiducia dipinta negli occhi di quella donna… questi saranno gli unici momenti di dolcezza che quell’uomo conserverà insieme alla tensione di quei momenti. Li porterà con sè, attraverso il tempo e lo spazio, perchè in cuor suo sa, che l’esistenza non è una linea retta, ma un ciclo che si ripete con nuove forme e colori…”

La musica è finita. Il resto del gruppo si siede spossato in silenzio…
L’insegnante  passa tra loro coprendoli con delle coperte. Quando le arriva vicino lei mentalmente la invita a pensare prima agli altri che sono seduti in ogni angolo della stanza. E’ un invito spontaneo che parte dal cuore, da lontano, che sembra essere stato udito dall’insegnante…
Comincia a comprendere ciò che ha visto. E’ seduta vicino alla porta, nella parte più esterna della stanza, il margine ultimo di quel luogo. Si rivede nella sua vita con lo sguardo attento verso l’orizzonte come una sentinella… 
I passi leggeri dell’insegnante per un attimo la distolgono da quelle immagini, le sta mettendo una coperta sulle spalle,  per ultima, come le aveva chiesto; rivede la stessa dolcezza nei gesti, la riconosce…  il cuore si riempie di nuove sensazioni, di percezioni nitide…
Ora anche lei sa… “che l’esistenza non è una linea retta ma un ciclo che si ripete di continuo con altre forme e colori…”

martedì, 20 novembre 2007 on 19:04 | In OnMyOwn | 6 Comments

*

…alura!!!?…. ’sta piattaforma a vapore…!?!?!?! …vengo lì??
…che qui c’è gente che c’ha bisogno di postare…
ma va… mica parlavo di me… io fluttuo nel nulla cosmico ispirativo…
sono passata giusto per cambiare la colonna sonora…
 
ciao blogghino, ci si rivede prima o poi (salvo complicazioni ovvio)…
TayBlog - (peccato che non ho le mani, avrei giusto uno scongiurino da fare) oh!… prima di andartene fai un po’ un back up… si sa mai!!  

mercoledì, 7 novembre 2007 on 19:32 | In FreeStyle | 5 Comments

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