Cercando cerchi
“…si diceva spesso che certi incontri dovevano avvenire al momento opportuno. Col tempo aveva imparato che ogni incontro poteva essere un inizio, una conferma, o una chiusura e che si trattava di inizi, conferme o chiusure di Cicli, Tempi, Cerchi… ecc… Si perdeva spesso nel suo mondo a vedere concetti prendere forme geometriche; così vedeva questi “cerchi” molto ampi, ampissimi o minuscoli. Le veniva spontaneo pensare che dovevano iniziare in un luogo dello spazio e in un momento nel tempo dove tempo e spazio coincidevano, o si intersecavano, creando probabilmente così quel qualcosa che chiamava “realtà”.
Quindi non le riusciva difficile immaginare che due Essenze simili o completamente differenti tra loro, potessero aver guardato lo stesso punto nell’infinito, imprimendo chi la materia (spazio) e chi lo “spiritus” (tempo) creando una certa realtà. Vedeva Essenze decidere di vivere (ovvero animare con la loro essenza stessa) quell’incontro tra Spazio e Tempo, lo stesso incontro che grazie al loro “sguardo” si sarebbe impresso nelle loro anime.
Scendendo appena da quel livello essenziale, le forme geometrice divenivano più…artistiche, e qui le Essenze divengono Anime, proprio come cartoni animati. Visto dal suo mondo, due anime avrebbero potuto guardare la stessa cosa e avere la possibilità di ritrovarsi catapultati in quel lasso di tempo e spazio (che chiameremo “situazione”) indossando le forme che meglio avrebbero potuto esprimere il “punto della situazione”.
Da qui all’idea che le stesse due anime avrebbero potuto vivere una o numerosissime vite anche solo per prepararsi a quell’unico punto, quello spazio e quel tempo che insieme hanno guardato e creato era piuttosto naturale, quasi poetico.
Pensò così tra sé: – Se le due anime sono consce nel momento e nel luogo in cui si ritrovano per l’appuntamento, allora la magia del risveglio può avvenire! - E sorrise fiera di quel pensiero, immaginando gli arrovellamenti mentali, i subbugli emotivi e le prove nella materia che spesso ci si infligge, e che magari tutto questo avveniva per un solo desiderio dell’Animus: arrivare pronto e cosciente a quell’appuntamento, a quell’unico prezioso istante, per goderselo fino in fondo e con ogni fibra del suo essere.
– Tutto per un istante solo? – Obiettò una voce dentro di lei. Come se la voce non sapesse più che un solo istante può cambiare tutto… Lei invece lo sapeva, anche se non ricordava o non sapeva perché ne fosse così sicura: – L’istante “è” e anche tu “sei”, e quello “è il punto in cui volevi essere” in tutti i sensi e con tutti i sensi, libera di sentire di essere e di essere sempre stata.
Ritornò in Sé e ripensò a ciò che era successo qualche minuto prima, ciò che aveva suscitato il “cerchio” di pensieri e immagini. Si potrebbe dire che era stata scelta come comparsa in una commedia inventata da due anime nella quale lei era la Sibilla che viene consultata dai due protagonisti e che aveva il compito di mostrare loro le estremità del cerchio che avevano già tra la mani. – Una bella parte da interpretare!! – si disse. E intanto sorrideva, mentre le “visioni” dal suo mondo continuavano; vedeva il punto, nel tempo e nello spazio in cui i loro occhi si incrociarono per la prima volta in questa realtà! E si disse che probabilmente il suo “rivedere” era più un ricordare… un cerchio nel cerchio…
– E ora cosa faranno? – la interruppe una vocina dentro di lei
– Beh, – disse – a parte che c’è la privacy e a parte che saranno anche un pelo cavoli loro…diciamo che in linea generale, quando si chiude un cerchio ci sono tre vie che si possono percorrere: ripetere il giro in giostra, andare verso il centro e uscire dal gioco, o scegliere un punto sulla circonferenza del cerchio verso il quale gettare il proprio sguardo e così aprire la via per un altro cerchio – – E se invece si fermano? – la incalzò la vocina
- Eh no! Qui la Sibilla si ferma e va a prendersi un caffè – ed uscì senza aggiungere altro…”
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Tu chiamale se vuoi…emozioni
Il Gabbiano Jonathan Livingstone
Rileggere il libro o rivedere il film è sempre e comunque emozionante…
Semplice, immediato… come il linguaggio del cuore…
Da “Il fatto quotidiano”
La casta copre i privilegi vaticani. In silenzio.
Sabato pomeriggio la Commissione Bilancio del Senato ha votato l’emendamento Radicale per far pagare l’Ici a tutte le attività commerciali, anche quelle gestite da enti religiosi. Il Governo Berlusconi ha espresso parere contrario, Lega, Pdl, Fli e Udc hanno votato contro, l’Idv si è astenuta (nel regolamento del Senato l’astensione equivale a voto contrario), la maggioranza dei membri del Pd non ha partecipato al voto ad eccezione di tre membri che hanno votato a favore. Risultato: emendamento bocciato, l’esenzione resta.
Poco dopo, altro emendamento Radicale per abolire del tutto il finanziamento pubblico dei partiti in qualsivoglia elezione (Parlamento italiano, europeo e consigli regionali). Stessa scena, la maggioranza non lo accoglie, l’opposizione non lo difende, neanche l’Idv. Morale: privilegiati che proteggono altri privilegiati. Segni particolari: il silenzio di tutti. Come fanno i ladri. Nessuno ha avuto il coraggio di spiegare perché hanno votato contro, perché vogliono mantenere i privilegi del Vaticano. Non una parola da Di Pietro, da Bossi, da Fini, né prima – quando i potenti mezzi della Cei mi descrivevano come un massone che voleva togliere il cibo ai poveri – né dopo che i loro parlamentari hanno espresso il voto. Eppure avevano anche ricevuto una richiesta scritta dai 140 mila del gruppo facebook “Vaticano paga tu”.
Bersani era stato incastrato in conferenza stampa da una domanda di Daniela Preziosi de Il Manifesto, e se l’era cavata alla Veltroni: le attività commerciali devono pagare, ma anche no; e cioè la legge deve rimanere così com’è, consentendo evasioni ed elusioni a chi fa profitti. Perché si è rinunciato ad una richiesta di equità e giustizia che ha trovato tanto consenso nel Paese tra gli stessi economisti? Con quei due emendamenti si sarebbe ricavato, peraltro, quasi 1 miliardo di euro l’anno: 200milioni di euro dall’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti, tra i 400 e i 700 milioni eliminando l’esenzione Ici. Ma soprattutto si sarebbe riformata la politica, rispettata la concorrenza e aiutata la stessa Chiesa a non rimanere strozzata dall’oro e dal potere. Se una fabbrica paga le tasse e la Chiesa no, vuol dire che un giorno la Chiesa prenderà possesso della fabbrica. Se un partito è finanziato dallo Stato, non avrà bisogno di cercare il consenso degli iscritti, perché la mancata iscrizione non inciderà sulla sopravvivenza del partito.
Insomma, è stata persa un’occasione, ma era “solo” un voto in Commissione. C’è ancora la seduta plenaria del Senato, dove – se davvero il Governo non metterà la fiducia – i senatori potranno dimostrare di non essere dei nominati pagati per spingere il bottone che il loro mentore gli ordina. Chi legge, e vuole e può, si faccia sentire, sulla Rete, scrivendo ai giornali, ai parlamentari. Non è più tempo di mugugni, ce la si può iniziare a fare. È un momento storico in cui può accadere di tutto, nel bene e nel male. E quindi è anche possibile rompere il tabù “Vaticano” e quello partitocratico. Così come si coprono le spalle a vicenda (leggasi anche le dichiarazioni di Bertone sulle cooperative), così a braccetto possono affondare senza neanche rendersene conto. Non era mai accaduto, ad esempio, che la questione degli insopportabili privilegi vaticani uscisse dal “ghetto” dei Radicali per divenire una campagna che per venti giorni si impone su televisioni e giornali, nazionali ed esteri, con l’appoggio dell’opinione pubblica. Una richiesta esplicita con un editoriale in prima pagina di Perrotti su il Sole 24 ore, di Cazzullo sul Corriere della Sera, e gli interventi di Filippo Facci su Libero e Il Giornale. Un po’ stitica Repubblica, nonostante la bella inchiesta di Livadiotti su l’Espresso. Il più coerente (e martellante) è stato Il Fatto quotidiano, capace di informare e non farsi intimidire.
E dall’Unione europea non mollano, se è vero che ieri a Cernobbio l’eurocommissario alla Concorrenza Joaquin Almunia parla dell’indagine europea sul regime fiscale privilegiato della Santa Sede su Ici e Ires – avviata su denuncia di Maurizio Turco e Carlo Pontesilli – dicendo che “Il lavoro va avanti, non è ancora finito”.
Poi se ci fate caso, a parte Buttiglione, Formigoni, Alfano, Casini e qualche teocons del Pd, nessun cattolico ha gridato allo scandalo, nessuna associazione, neanche la Caritas, ha partecipato all’alzata di scudi. Anzi, chi ha utilizzato le parrocchie e la Caritas per nascondere la verità, cioè che l’esenzione Ici per quelle che sono attività commerciali è una evasione legalizzata, si dovrà presto vergognare davanti all’evidenza dei fatti. Aspettiamoci sorprese.








